Frameflow
“A FIOR DI PELLE”
1 marzo >>>> 31 marzo 2026 – hotel Annunziata
Esposizione virtuale di fotografie sui digital wall nella hall e nella library room dell’Hotel Annunziata all’interno del progetto FRAMEFLOW
Le fotografie saranno visibili all’inizio di ogni ora dalle 7:00 alle 23:00, con sequenze di immagini della durata di 15 minuti.
“A fior di pelle” è un progetto fotografico che indaga il tema dell’incontro attraverso la metafora floreale, trasformando il fiore in presenza scenica, corpo e interlocutore silenzioso. Le immagini costruiscono una sorta di teatro intimo in cui le superfici si sfiorano, le geometrie dialogano e il contatto diventa memoria. Come suggeriva Paul Valéry, nulla nell’essere umano è più profondo della pelle: è proprio su questa soglia sottile, fragile e potentissima, che si muove l’intera ricerca visiva dell’autrice.
La mostra raccoglie quaranta fotografie realizzate dal 2020 al 2025, nato dall’osservazione ravvicinata dei fiori e dalla volontà di metterli in scena come protagonisti di relazioni possibili.
Ogni scatto diventa un esercizio di prossimità: forme, pieghe, volumi e cromie evocano la fisicità umana senza mai imitarla, suggerendo invece un immaginario romantico in cui conoscersi è un privilegio e affidarsi allo sguardo dell’altro un atto di fiducia. La scoperta avviene con lentezza, rispetto e attenzione sensoriale, lasciando tracce sottili ma persistenti, come accade negli incontri autentici.
Le fotografie sono realizzate in ambiente domestico, esclusivamente in luce naturale, con un approccio tecnico essenziale e una post-produzione ridotta al minimo.
Forma e geometria guidano la composizione, mentre colore e luce emergono come conseguenze naturali dell’equilibrio visivo. In questa pratica si riconosce l’influenza di Edward Weston, ma anche una costante apertura verso la fotografia contemporanea e una ricerca che attinge tanto ai ricordi quanto alle immagini oniriche.
Il fiore, reciso e ricollocato, perde la sua funzione originaria ma acquisisce nuove possibilità narrative. Le sue superfici, talvolta sorprendentemente simili alla pelle, diventano territori di esplorazione emotiva: fragilità e vitalità convivono, suggerendo analogie con il corpo umano e con la complessità delle relazioni.
“A fior di pelle” non racconta una storia lineare, ma costruisce suggestioni visive che invitano lo spettatore a sostare, riconoscere e completare l’immagine con la propria esperienza.
“A fior di pelle” si presenta così come un invito a rallentare lo sguardo e ad abitare la soglia dell’immagine, dove il confine tra naturale e umano si assottiglia fino a diventare pura percezione. Una mostra che non chiede di essere soltanto osservata, ma di essere sentita.
Architetto di formazione, Maria Chiara Bonora utilizza la fotografia come strumento di osservazione e ricostruzione, un mezzo per riparare e ridefinire il reale più che per documentarlo. Nata a Ferrara nel 1980, affianca all’attività professionale la ricerca artistica e l’impegno culturale. È co-fondatrice dell’associazione “Riaperture APS” per la quale cura dal 2017 gli allestimenti del “Riaperture Photofestival Ferrara”.
Il suo percorso espositivo attraversa diverse città italiane e si distingue per un linguaggio visivo coerente, intimo e rigoroso.
La mostra raccoglie quaranta fotografie realizzate dal 2020 al 2025, nato dall’osservazione ravvicinata dei fiori e dalla volontà di metterli in scena come protagonisti di relazioni possibili.
Ogni scatto diventa un esercizio di prossimità: forme, pieghe, volumi e cromie evocano la fisicità umana senza mai imitarla, suggerendo invece un immaginario romantico in cui conoscersi è un privilegio e affidarsi allo sguardo dell’altro un atto di fiducia. La scoperta avviene con lentezza, rispetto e attenzione sensoriale, lasciando tracce sottili ma persistenti, come accade negli incontri autentici.
Le fotografie sono realizzate in ambiente domestico, esclusivamente in luce naturale, con un approccio tecnico essenziale e una post-produzione ridotta al minimo.
Forma e geometria guidano la composizione, mentre colore e luce emergono come conseguenze naturali dell’equilibrio visivo. In questa pratica si riconosce l’influenza di Edward Weston, ma anche una costante apertura verso la fotografia contemporanea e una ricerca che attinge tanto ai ricordi quanto alle immagini oniriche.
Il fiore, reciso e ricollocato, perde la sua funzione originaria ma acquisisce nuove possibilità narrative. Le sue superfici, talvolta sorprendentemente simili alla pelle, diventano territori di esplorazione emotiva: fragilità e vitalità convivono, suggerendo analogie con il corpo umano e con la complessità delle relazioni.
“A fior di pelle” non racconta una storia lineare, ma costruisce suggestioni visive che invitano lo spettatore a sostare, riconoscere e completare l’immagine con la propria esperienza.
“A fior di pelle” si presenta così come un invito a rallentare lo sguardo e ad abitare la soglia dell’immagine, dove il confine tra naturale e umano si assottiglia fino a diventare pura percezione. Una mostra che non chiede di essere soltanto osservata, ma di essere sentita.
Architetto di formazione, Maria Chiara Bonora utilizza la fotografia come strumento di osservazione e ricostruzione, un mezzo per riparare e ridefinire il reale più che per documentarlo. Nata a Ferrara nel 1980, affianca all’attività professionale la ricerca artistica e l’impegno culturale. È co-fondatrice dell’associazione “Riaperture APS” per la quale cura dal 2017 gli allestimenti del “Riaperture Photofestival Ferrara”.
Il suo percorso espositivo attraversa diverse città italiane e si distingue per un linguaggio visivo coerente, intimo e rigoroso.


