Published on: 4 Dicembre 2022
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UNA VITTORIA INCATENATA

Come una dea protettrice laica, nella torre della Vittoria, nel 1928 appena costruita, sotto un cielo dipinto di stelle viene posta la statua della Vittoria del Piave dello scultore ebreo Arrigo Minerbi.
Nel decennale della battaglia del solstizio sul Piave, il podestà, anch’egli ebreo e fascista, Renzo Ravenna, senza bisogno di concorso alcuno aveva assegnato l’incarico a Minerbi.
Quella donna in bronzo dorato riprendeva in un sinuoso stile liberty il profilo di una diva contemporanea del cinema muto, Lyda Borelli, e andando più indietro nel tempo il modello classico della Nike. Sarebbe così piaciuta anche a D’Annunzio che più tardi il poeta ne avrebbe voluto un esemplare simile per l’ingresso del Vittoriale.
La battaglia aveva determinato la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale ma a costo del sacrificio della vita di migliaia di giovani.
Alla loro memoria venne quindi dedicato un sacello, una sorta di recinto sacro, chiuso da un cancello in ferro, anch’esso di gusto liberty, disegnato da Carlo Savonuzzi ed eseguito dagli alunni della scuola industriale di Ferrara.
La Vittoria non è trionfante ma dolente, è alata ma stretta nel suo stesso abbraccio, c’è un simbolismo patriottico ma allo stesso tempo la constatazione delle sofferenze che sono costate per quell’eroismo così inteso.
La guerra non finirà lì e i morti pochi anni dopo saranno anche quelli dei combattenti della guerra di Liberazione, e le pareti diventeranno così un muro fotografico di immagini in ceramica su pannelli di legno a ricordo di tutti i caduti per la libertà.
Articolo & Fotografie by FERRARA LOVELY PLANET